Malamora

Ma è ridicolo!
Calabraccia dall'altopiano suino ovest, west n-n, pietosi mi costringono alla resa. Attrappiti malculi, non voglio vederli, sanguinano già di rosso e miele, mi fa ribrezzo il solo masticare. E così tu, dopo trenta e mille giorni d'assedio, mi costringeresti ad una resa vana, di cunei assopiti che non germogliano? Così dopo l'olio bollente e le braccia infuocate, i morsi di sonno e le mani di cera, la lingua friabile e il corpo alla fuga mi lasci peso morto sulle battaglie a dare sale e cenere, a riempire bocche morte di cadaveri inutili, a zigzagare manifesto nell'assolo di un perimetro?
Le generazioni, gli altri e le cose mi sfaldano a sud.
Il tabacco, le piante e l'onnipotenza preme da oriente.
La mia distrazione m'insacca e perdo il momento, l'altissimo sacramento dimane in mano.
Vado in scarni giacimenti dei miei liquidi migliori. Le riserve rimaste, ai posteri!

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