Satana e Camorra (all'eterno mondo andolfiano)

vedrai non ci son santi in questo nostro paradiso tutti quanti li ho mangiati prima d’esser capocomico assassino con la luna che m’assiste e la fauce da lione sopra un corpo da maciste
primavera non mi avrai piccoli fiori del demonio che nascete nel mio orto io v’estirpo vi maltratto vi confesso che a mattina brucerete nella nebbia non parlarmi o mia cugina il demonio ha dieci orecchi e ci ascolta di sottecchi mentre giace con mia madre in un’orgia colorata di spaventi e crisantemi
mia cugina cambia viso non c’è traccia sulle gote della pelle della biscia
gordon mitchell sei un eroe ti ricordo da bambino con i muscoli lucenti ma mia madre santa donna cosa fa con quel gorilla cosa indichi col cero mia cugina tu mi arrapi e si legge sui miei occhi poserò le stanche membra su di un letto familiare
è la strada che mi taglia mi ricuce a punto fino stamattina che diletto ho incontrato un centurione nel mio letto
ho una croce sopra al cuore che vuol dire dio è amore
non mi guardi signora non è mia colpa non tanto per lei ma per i creaturi che di notte mangio in bianco o al tegamino
nella strada cara donna ma chi son quei malandrini visi vispi a damerini e su due ruote motrici sciancan via catena al petto come un vecchio zampanò sette gemme riflettenti mi abbandonano la carne e mi faccio grosso grosso
non c’è moto che mi fermi, non c’è vuoto che mi accolga tu sparisci mia cugina ti ritrovo sì diversa che mi sembri un’aborigena certo non mi attizzi più
cerco croci sotto il sole metto il sale sopra al tonno che totonno l’insolente mi nasconde sotto al letto vedo braci sopra ai volti bevo poco e fumo niente fummo niente in pochi giorni cado inciampo fujo e strappo mi ritorno sui miei passi
e tu amore mio innocente non potevi fare altro quando hai scelto di seguirmi ci son panni da lavare marmocchietti da nettare calderoni a cucinare ma tu donne m’hai seguito ed in viso non ho un pelo per davvero donna mia cresce un ciuffo ghigno e sdento ma non posso il tuo sorriso metto barba donna scappa ma chi sono metto peli come scimmio in sfacciata dissolvenza
donna scappa il pellicciotto mi divora dio mi lascia dopo anni di felice convivenza senza darmi spiegazioni
s’è mai visto un dio balordo ceder passo a collanine
son leone sono lupo faccio nero e mi rabbuio chiudi il cielo siano lampi piano piano vi massacro scellerati camorristi verso il sangue e mi ci bagno qui la legge sono io
oh demonio quanto t’amo agghindato a pompadour mi fai gioco tra le nuvole mi dai gioia nelle favole tutti quanti mangerò donna mia mi sei nemica e il tuo amore nulla può
ti aprirò ti squasserò del tuo cuor mi ciberò che in passato m’hai promesso
su non piangere si può perdere con stile si può vincere o morire come arrosto dentro al forno di vitella all’imbrunire
ma una croce sento l’aria l’avvicini no la luce perdo i sensi li ritrovo svengo a terra e sono nudo
tu m’aiuti e caro Landis la mia immagine è immortale non il tuo lupetto scout che vuol fare l’immigrato canticchiando una blumùn
penne ricamate di colore biancoblù in cielo c’è gesù in cielo c’è gesù

Dimensione della primavera

Sveglio, sulla mia bocca d'inferno ho sentito fiatella.
La bici, lasciata sulla spiaggia, ha iniziato a correre verso l'orizzonte, dove una palma si situava miraggio. Fuor dalla linea si cade, e l'acqua è risucchiata dalle gorgoni.
Quanti mulinelli d'aria nel tuo passato hanno tolto il respiro ai tuoi giovani amori...
C'è uno scirocco al caffé che sale lento, come granella di nocciola, dalla terra arida.
Viviamo questo turbine, almeno una siepe, poi non più.

La parodia del gesto

Come di polvere,
si è avvicinato un inverno in technicolor alle mie natiche.
Sento la necessità di un brodo primordiale da sorseggiare a mani stanche.
Un'altra primavera è troppo.

L'ingordigia è una nuova placenta

Cerca il tuo calore
in un fiammifero bucato
che da oriente ad occidente
smazza brodo granulato.

Brinda sul messale
che Messina brucia in fiamme!
Brucia la pomata
sull'aceto sparso in ghiaccio.

Filano i tricipiti su un carro popolare
che porta le banane verso il rito delle giare,
scappa il presupposto nel giardino delle coltri,
condannato a morte, vivo infine tra gli scaltri.

Le cerimoniose donzellette d'altra fetta
stringono il bacino strabordante d'una tetta.
Dame d'oltreborgo minimizzano infedeli
mentre il candelabro scaraventa in fondo ai peli
la discordia.

Perdi al gioco
novemila milioni di te
e piangerai la
soffitta
che non hai mai riordinato.
Il mese scorso tuo padre
è morto al mercato
chiedendo di te.
Le tue ambizioni
sono pere cotte
in un brodo di giuggiole.

Ma la sfera non ha problemi,
cinge plebea tutti i contesti,
non si rattrista né trucida schermi
ridicolizza gli alcolici festi.

Un buonumore balsamico
è frutto di chili
di arance tropicali
e smeraldoni.

Dai, dimmi si, dimmi un cuore nel cammino
dai la spada al mondo indietro, monta in fondo il camerino.
Dai, dimmi ora, dimmi un basculo di notte
sali, sali forte che la notte si sconvolge sul sofà. Ah! Ah!

Plancton

Che posso dirti se il mare è un velo di burro? Certo lo aiutano nelle sere afose le correnti di aforismi sotterranei, ma non le ananas che solcano senza pudore i frangenti più scabrosi delle onde.
Un dito nel mare si perde con ammirazione. Perché non v'è distinzione senza casta sociale.
Allora meglio essere palmipede, per dividere le secrezioni umane e piantare le fondamenta di un sentimento clericale che spinga i posteri ad amare i poteri.
Stasera consiglio a tutti un bel bagno, a volte lo sgorgo macina carne e trasuda volontà omicida. Spariti tutti in un tubo saremmo finalmente il livello socialista massimo del rifiuto.

Dispersi nei fondali vorrei vedere quale malizia aprirebbe i nostri corpi ad un erotismo mollusco. Probabilmente nemmeno le ombre riusciremmo a scorgere, bagnando la nostra polvere di inumano.

La diaspora, al tempo dei babilonesi, assicurò le premesse per un sussidio integrativo per la disoccupazione. A differenza la porpora, questo colorante delle piane dell'apparato del Golgi, dietro al Golgota lambito dal Volga furioso, emozionava i Fenici che se ne ricoprivano di sera prima di innamorarsi di fisionomie cuneiformi a loro prospicenti.